Nel calcio giovanile agonistico, e in tutti gli sport, il punto fondamentale è l’efficienza. Allenare in modo simultaneo le qualità fisiche, tecnico-tattiche e cognitive (quest’ultimo dovrebbe essere la base) è ormai imprescindibile. Gli Small-Sided-Game (SSG), partite a temi, oppure lavori con più obiettivi per altre discipline sportive, con spazi ridotti e regole vincolate, rappresentano una delle risposte metodologiche più efficaci per raggiungere vari obiettivi. Vari studi e ricerche hanno confermato che gli SSG possono indurre risposte fisiologiche e neuromuscolari simili e in alcuni casi superiori a esercitazioni aerobiche classiche. Il vantaggio degli SSG è che combinano stimoli fisici intensi con aspetti tecnico-tattici e cognitivi, rendendo l’allenamento più completo e stimolante. Inoltre scaturisce maggiore motivazione negli atleti, perché permettono loro di immergersi in situazioni di gioco. Reputo che per strutturare in modo efficace gli SSG occorre agire su alcune leve fondamentali: AREA PER GIOCATORE (ApG): aumentando lo spazio disponibile, incrementando le distanze percorse, gli sprint, le azioni a velocità sostenuta, ecc… RUOLO JOLLY: i jolly sono un elemento molto utile perché garantiscono una superiorità numerica pertanto favorisce il possesso palla ed il gioco corale. REGOLE VINCOLATE: una regola per esempio; gol valido solo dopo tre passaggi anche questa regola impone un gioco di squadra. Utilissima anche da un aspetto cognitivo in quanto ogni calciatore si sente soddisfatto e motivato riuscendo di sicuro a colpire il pallone rendendosi partecipe e utile.  Ed ecco che un gruppo agonistico con tre o quattro allenamenti settimanali, è possibile pianificare un microciclo ben strutturato che integri vari aspetti dal cognitivo, tecnico, tattico, ecc… quanto citato rappresenti l’utilità e l’efficienza degli SSG. In conclusione ritengo che alternare formati di gioco, regole vincolate, obiettivi calcistici e dimensioni dello spazio permette di sollecitare in modo differente sistemi energetici, le capacità cognitive e i comportamenti tecno-tattici, riducendo al contempo il rischio di stasi allenante e il fenomeno dell’adattamento precoce. A mio parere gli SSG rappresentano un punto di connessione tra allenamento tecnico, tattico e fisico. Non bastano le dimensioni ridotte o la presenza del pallone per fare un buon SSG: pertanto ribadisco serve una progettazione metodologica, capacità di osservazione e conoscenza dei principi dell’allenamento in considerazione dell’età degli atleti ed il periodo della settimana/anno.

Prof. Stefano D’Alterio
Docente di Scuola Secondaria di Primo Grado
Preparatore Fisico di 2° Grado per il Tennis – F.I.T.P.
Allenatore di Calcio UEFA B – F.I.G.C. 

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