Dopo l’attività è difficile rallentare, o meglio riportare il corpo e la menta a uno stato di calma favorendo il recupero. Ed ecco che qui si tratta di stretching statico e mindfulness. Li ritengo ideali da eseguire insieme, per un recupero profondo e completo. Lo stretching statico diventa un rituale di cura e allungamento, quando a fine gara o allenamento si abbassano i battiti cardiaci e l’adrenalina ed ecco che è fondamentale ascoltare il proprio corpo. (Mindfulness; consapevolezza, presenza). Lo stretching statico agisce come un reset, riportando il corpo in stato di riposo. Inoltre lo stretching passivo, mantenuto senza forzature e con un adattamento graduale del corpo, stimola la circolazione linfatica e facilita l’eliminazione dell’acido lattico, contribuendo a ridurre l’affaticamento e ad accelerare il recupero. Durante questa fase prolungata il corpo entra in uno stato di ascolto nel quale l’attenzione si concentra sulle sensazioni muscolari. Lo stretching statico deve essere intenso, mantenuto per 30 – 60”, permette l’allungamento profondo dei muscoli, favorisce la rigenerazione e previene irrigidimenti e contratture soprattutto se accompagnato da pratiche di respirazione consapevole. Ecco che entra in gioco ciò che si chiama mindfulness, praticata con la respirazione diaframmatica, aiuta a sviluppare la consapevolezza del momento presente. Esempio: distesi e con gli occhi chiusi, si inspira profondamente dal naso per 4-5” e poi si espira lentamente dalla bocca per 6-8”, mentre i muscoli si allungano lentamente. Non servono strumenti sofisticati, bastano un tappetino, un po’ di tempo in più da dedicarsi a se stessi. La mente, infatti, è il primo motore di ogni azione e nel calcio, come in ogni disciplina sportiva, la gestione mentale non è più un optional, ma una competenza allenabile. In varie letture ho riscontrato che concentrarsi sul respiro o sulle sensazioni corporee permette all’atleta di rielaborare in modo inconscio i gesti tecnici eseguiti durante la seduta di allenamento o gara, facilitando l’automatizzazione degli schemi motori. Credo che un atleta abituato a restare presente nel “qui e ora” riesce a mantenere la lucidità nei momenti critici. In conclusione dico che allenarsi con intensità è importante ma farlo con intelligenza, equilibrio e ascolto del corpo lo è ancora di più. L’atleta moderno non è solo un corpo che corre ma anche una mente lucida. La prevenzione, lo stretching e la mindfulness sono strumenti potenti al servizio dell’atleta, in grado di ridurre infortuni, incrementare le performance e migliorare la qualità della vita sportiva e personale. Oggi allenarsi significa interessare il sistema corpo-mente nella sua totalità. Chi allena il corpo con rispetto, la mente con pazienza e la prevenzione con costanza è sempre un passo avanti, in campo come nella vita.
Prof. Stefano D’Alterio
Docente di Scuola Secondaria di Primo Grado
Preparatore Fisico di 2° grado per il Tennis – F.I.T.P.
Allenatore di Calcio UEFA B – F.I.G.C. 

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