In qualità di appassionato e frequentatore di passeggiate in bici; mi viene di suggerire alcuni accorgimenti. Innanzitutto affidarsi ad un criterio prettamente estetico è l’errore più grande che si possa fare. La bontà di una posizione in sella deve soprattutto fare i conti con parametri antropometrici e fisiologici di ogni frequentatore di ciclismo o atleta. Nella fattispecie del posizionamento di un manubrio rispetto alla sella, questi sono il rapporto tra segmento del busto e braccia. Spesso si riscontra nella realtà dei fatti che, soprattutto, una cospicua fetta di amatori (come anche alcuni pro), posizionano le mani sul manubrio impugnandolo principalmente sulla porzione alta. In merito a quanto succitato, la biomeccanica ha individuato un parametro per stabilire nel modo più oggettivo possibile il posizionamento giusto del manubrio rispetto alla sella. Tale posizione riguarda sia l’efficienza di spinta, sia l’aerodinamica. Questo parametro è strettamente personale ed è il cosiddetto “scarto sella-manubrio”. Lo scarto sella-manubrio è una regolazione che dipende da tanti fattori personali, come per esempio il rapporto tra busto e braccia e la flessibilità lombo-sacrale. È stato accertato che due atleti, oppure semplici appassionati, della stessa altezza potrebbero avere per i motivi di cui sopra un valore molto diverso. Pertanto ricercare modelli estetici è un atteggiamento davvero molto sbagliato. Quindi la ragione più importante, è che lo scarto tra posizione della sella e manubrio deve per prima cosa scaturire da parametri fisici individuali, che anche in parità di statura (o persino a parità di rapporto tra segmenti antropometrici) può non essere la stessa tra un individuo e l’altro. Quindi i possibili errori che possono commettere anche i prò sono un ulteriore ragione per non prendere mai asetticamente a modello il campione. C’è anche da tenere in considerazione che non conviene portare il manubrio in una posizione molto bassa rispetto alla sella. Più si è bassi col manubrio, più si verifica compressione addominale e conseguente limitazione dell’escursione diaframmatica, che penalizza gli atti respiratori. E ancora, più si è bassi più si ha perdita di stabilità del bacino favorita dall’eccessivo stiramento della muscolatura lombare. L’estremo opposto, ovvero quello di manubrio troppo alto è anch’esso da evitare, visto che favorisce il sovraccarico di sollecitazioni meccaniche sulla zona lombare via via che le distanze aumentano. In conclusione, sono tanti gli svantaggi nel regolare il manubrio in una posizione troppo bassa rispetto a quella ideale: peggiora la respirazione, aumenta la compressione addominale, il bacino è meno stabile in sella e si ha una maggiore tensione cervicale. In fine reputo che talvolta è meglio adottare il metodo tradizionale, nel quale e il ciclista stesso che, per tentativi, cerca di portare l’altezza del manubrio al valore in cui le sensazioni personali sono meno negative rispetto ad altre.
Prof. Stefano D’Alterio
Docente di Scuola Secondaria di Primo Grado
Preparatore Fisico di 2° Grado per il Tennis – F.I.T.P.
Allenatore di Calcio UEFA B – F.I.G.C.

Copyright 2024 -Tutti i diritti sono riservati - Globalmente SPORT del Prof. Stefano D'Alterio.
Design Web a cura di SpoTTe.it di Luca Sacchettino